mercoledì 13 gennaio 2016

Sempre le solite considerazioni

Come sempre accade dopo questi incidenti si leggono i soliti commenti e le solite conclusioni

Da un quotidiano locale di oggi:

http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2016/01/13/news/un-ragazzo-scrupoloso-e-attento-1.12769136

«Un ragazzo scrupoloso e attento»

Secondo i testimoni Fabio Ghesini è sempre stato un ottimo gestore
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PORTOMAGGIORE. Tra i primi ad arrivare ieri mattina sul luogo della tragedia, uno dei titolari del Asd Poligono, il signor Ghesini, padre di Fabio. Di voglia di parlare, come prevedibile, ne ha davvero poca e dopo aver risposto a qualche domanda rivolta dai vigili del fuoco, ha ripreso l’auto e si è allontanato. «Fabio ogni tanto veniva qui a prendere le munizioni, non le facevano loro - dice il titolare dell’armeria vicina al centro, a Portomaggiore - O almeno, qui da me non ha mai comprato la polvere da sparo. Guardi, se io sono un tipo preciso e meticoloso, Ghesini lo è cento volte di più. Scrupoloso, pignolo e attento. Dubito fortemente ci possa essere stata una sua negligenza, ed anche la pulizia dei locali, almeno le volte che li ho visitati, era perfetta». Possibile lo scoppio di munizioni rimaste nelle scatole? «Ma no, i proiettili possono sì esplodere ma non provocare un disastro simile, la polvere è presente in quantità davvero minime. A meno che le condizioni all’interno non fossero di un certo tipo. Ma sono solo supposizioni, si ragiona sul niente».

Ora va bene tutto, anche nell'incidente di pistoia tutti dichiararono le stesse cose...a parte venire poi condannati per omicidio colposo. Stesse parole, stesse cose. E' evidente che c'è un problema di fondo, di percezione dei rischi e dei pericoli che queste attività comportano, pericoli la cui prevenzione non può essere demandata a persone con dubbie competenze e preparazione.
Al sig. che fa queste dichiarazioni farei una sola domanda:


Una persona scrupolosa e precisa tiene questi materiali accatastati ad un poligono di tiro?


lunedì 11 gennaio 2016

La colpa è sempre la solita

dagli articoli dei giornali successivi all'incidente del poligono di Ferrara :

http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/esplosione-poligono-portomaggiore-testimoni-1.1634557


www.video.mediaset.it/video/tgcom24/ultimi_arrivi/ferrara-esplosione-al-poligono-tre-morti_586830.html 



appare subito evidente la stessa dinamica dell'incidente di pistoia...

domenica 10 gennaio 2016

Ancora morti nei poligoni

È di questi giorni la notizia che il genio militare ha diffidato la UITS a smettere ogni attività di tiro nei fatiscenti poligoni del Tsn nazionale privi dei minimi requisiti di sicurezza e di agibili che subito la tragedia si ripete ( sembrerebbe in un poligono privato ) causando nuovi morti e feriti che porteranno per sempre i segni di questo incidente:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/10/ferrara-esplosione-in-un-poligono-di-tiro-privato-a-portomaggiore-tre-morti/2361685/

Che altro dire se non che questo settore è completamente da riformare ?

lunedì 27 aprile 2015

niente di nuovo

Ricordo bene il presidente di questo TSN, fu quello che ci invito a trattare per evitare problemi...Beh mi pare che i problemi li abbia lui ...

sequestro armeria


Sequestrato deposito di munizioni del Poligono di Pisa: violate le norme di sicurezza

munizioni
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La Polizia amministrativa ha messo i sigilli alla struttura dove sono custodite le munizioni in vendita. Le cartucce erano conservate in segreteria e il certificato di prevenzione incendi era scaduto

33.000 cartucce stipate nei locali adibiti a segreteria amministrativa, accatastate per terra e sugli scaffali. E’ questo quello che hanno constatato gli uomini della Polizia amministrativa della Questura di Pisa nel corso di un controllo effettuato al Tiro a segno nazionale lungo la via Aurelia, che hanno posto sotto sequestro la struttura nella quale è possibile acquistare le munizioni. A disporre il sequestro il Gip Giulio Cesare Cipolletta su richiesta del Pubblico ministero Flavia Alemi.
Il titolare, un 61enne residente a Lucca, è accusato di non aver rispettato le misure di sicurezza, avendo destinato un locale non idoneo come l’ufficio di segreteria a deposito. Le forze dell’ordine hanno anche scoperto che l’uomo non aveva provveduto a richiedere ai Vigili del fuoco il rinnovo del certificato di prevenzione incendi, obbligatorio per la detenzione e la vendita di materie esplodenti, svolgendo di fatto la sua attività in maniera abusiva.
Per questo è scattata la denuncia nei confronti del titolare del locale, al quale sono state anche sequestrate le 33.000 cartucce rinvenute. Il 61enne è accusato di aver violato le prescrizioni imposte dalla normativa che tutela l’incolumità pubblica. Il Gip ha deciso inoltre di convalidare il provvedimento cautelare di sequestro preventivo del locale.

lunedì 21 luglio 2014

Tutti colpevoli.

Quando pubblicai le loro foto macchiate del sangue simbolico di mio Padre fui subito


diffidato e costretto a rimuovere la fotografia dove gli imputati (adesso colpevoli) dell'omicidio di Riccardo sapevo che avrei avuto soddisfazione durante il processo e cosi è stato. 3 dei 4 imputati sono stati condannati a 18 mesi di reclusione. Una condanna esigua ma cosi è la legge e noi ci accontentiamo. Ci accontentiamo perché al di la della condanna alle persone coinvolte ( Daniele Cecchi , tuttora presidente del tsn di Pistoia, Carlo Rocchi e Paolo Banci) sono state riconosciute tutte le nostre motivazioni ed emerge chiaramente come il comportamento di mio padre sia stato corretto e come a lui non si possa imputare alcuna responsabilità in merito a quanto gli è accaduto.

Dal giorno successivo all'incidente tutti gli imputati hanno mentito su tutto, hanno falsificato la realtà ed hanno attribuito l'accaduto al comportamento sprovveduto di mio padre, che sarebbe morto per salvare il fucile.
Chi conosceva bene Riccardo sa che le cose non potevano essere andate in quel modo e adesso , dopo anni vediamo riconosciuta la sua correttezza.

Cosa c'è stato nel mezzo , dal 24/7/2008 ad oggi? Ci sono state lettere anonime, diffide , messaggi inviati per vie traverse che per tutta la durata del processo hanno tentato in ogni modo di farci stare zitti.
Non dimenticheremo mai i fiori deposti ogni 24 luglio e subito rimossi dai guardiani del tsn. Non dimenticherò le lettere anonime dove mi si accusava di volere solo i soldi dell'assicurazione, non dimenticheremo mai l'arroganza con la quale si sono sempre dichiarati estranei ai fatti.

Adesso , con le motivazioni della sentenza in mano , la nostra ragione è stata riconosciuta anche in tribunale.

E adesso possiamo toglierci qualche sassolino dalle scarpe....

venerdì 17 maggio 2013

Tutti contro...ma tutti compatti contro l'evidenza

Quante altre conferme dobbiamo aspettare e quante altre dichiarazioni di testimoni in teoria a difesa degli imputati che invece confermano con le loro dichiarazioni le responsabilità degli imputati stessi. È superfluo commentare oltre

mercoledì 15 maggio 2013

le peggiori foto della mia vita.

Oggi ho stampato le peggiori foto della mia vita. E non mi riferisco agli aspetti tecnici delle fotografie che faccio per professione o quelle dei miei clienti. Alla vigilia dell'ennesima udienza che si terrà domani (16-5-2013) ho dovuto stampare alcune foto del tiro a segno di Pistoia dopo l'incendio. Un paradosso se si pensa che ho dovuto stampare le foto del posto dove è morto mio padre nello studio fotografico che era di mio padre. L'ennesimo richiamo a quel giorno maledetto , le pareti bruciate, le strutture distrutte e quel buio in fondo al tunnel, dove giaceva il corpo di mio padre in un inutile tentativo di salvarsi da una trappola che non aveva vie di uscita, dove l'unica possibile era bloccata dalle fiamme e l'altra non c'era, perché chiusa con una lastra di cartongesso, tanto non sarebbe mai dovuta essere utilizzata. Appena le fotografie sono uscite dalla stampante ho vissuto di nuovo quei momenti ed ho risentito quel tremendo odore di cenere ed acqua che ho sentito per giorni dopo l'incidente e che è l'ultimo ricordo che ho di quel pomeriggio di luglio. Il processo un giorno finirà , ci saranno dei colpevoli oppure no , non lo posso sapere ma posso solo sperare che ci siano delle condanne, che pretendo non per vendetta o per rivalsa ma perché i responsabili possano rendersi conto di quanto male ha causato la loro leggerezza e  quanto facile sia sopravvalutare i pericoli se non si fanno le cose nel rispetto delle norme e delle leggi. Aspetto già i commenti che diranno che in italia è normale fare cosi: no non è normale; è sbagliato e per questo che le persone responsabili devono pagare per gli errori che hanno commesso. Allego due foto, non sapendo nemmeno se faccio bene o male. Le ultime foto che mio padre non avrebbe mai voluto stampare.....

martedì 3 luglio 2012

Continuano gli incidenti

venerdì 9 marzo 2012

Non ricordo..mi sembra..questo lo ricordo bene NON AGIBILE

Altra udienza del processo ai tre imputati (Rocchi,Cecchi e Banci) per l'incidente di Pistoia dove ha testimoniato il teste Gaggioli, ex consigliere del tsn fino a pochi mesi prima dell'incidente.
Reticenze, non ricordo, mi pare ecco quello che viene fuori dalla sua testimonianza.Un gestione amichevole del TSN , dove si firmavano i verbali di consiglio senza averli letti ne avervi partecipato. Dove emerge che il presidente spendeva ( e spende aggiungo io visto che si sta facendo pagare le spese legali dal tsn) in autonomia e senza nessun controllo da parte degli altri consiglieri. Una serie di non ricordo, di non so , che per un consigliere che è stato 6 anni dentro il consiglio hanno fatto riprendere il teste anche dal giudice che evidentemente fiutava la reticenza ad ammettere e confermare certe cose. Del resto se frequentassi ambienti dove è facile che parta un colpo inavvertitamente, o che ti scoppi una carabina in mano, un pò di reticenza l'avrei anche io.
Lo stand dei 100mt che prima esisteva da sempre , poi pare sia stato costruito negli anni 90 , poi nel 2000.
"ma come sig. Gaggioli? E' stato li sei anni e non ricorda se una costruzione c'era o non c'era?" questa una delle osservazioni del giudice al teste che evidentemente non ricordava bene alcuni dettagli.
Altri però li ricordava bene , come ad esempio fosse stato abilitato a fare il direttore di tiro SENZA avere mai avuto una formazione specifica in materia di sicurezza, senza aver avuto una istruzione in merito alle DTp1 e DTp2 , che lo stesso ammette di aver letto solo dopo l'incidente.
Ed anche un altro piccolo particolare si ricordava bene il teste, che al momento dell'incidente non c'era una liena di tiro agibile, forse quella dei 25 mt. ma non è sicuro se fosse scaduta l'agibilità e da quanto. Per lo stand dei 100mt. quello dell'incidente il problema non si pone.Non è mai stato omologato per quel tipo di spari e attività, doveva essere chiuso, non doveva essere utilizzato e se cosi fosse oggi non saremmo qui , sempre più arrabbiati e sempre più convinti delle responsabilità non solo locali ma anche nazionali , uits e genio militare , che hanno contribuito alla genesi di questi incidenti.

venerdì 16 dicembre 2011

6000 euro....


ecco quanto vale la vita di un uomo perbene.



Venerdì 16 Dicembre 2011,
Sei mesi di reclusione convertiti in una pena pecuniaria di 6.840 euro, a cui si aggiungono mille euro per le spese di costituzione di parte civile sostenute da Liano Grizzo, uno dei tre ustionati nell’incendio scoppiato il 1. novembre del 2008 al Poligono di via Tiro a Segno e costato la vita al cinquantenne Fernando Toffolo di Fontanafredda. Il patteggiamento era stato concordato con il pm Annita Sorti dalla difesa del generale Antonio Carrabba, 64 anni, imputato in qualità di presidente dell’associazione per ipotesi omissive che hanno portato alla triplice accusa di omicidio colposo, lesioni e incendio. Ieri pomeriggio l’istanza ha avuto il sigillo del giudice monocratico Roberta Bolzoni. Gli avvocati Paolo Dell’Agnolo e Remo Anzovino, partendo da un anno di reclusione, hanno ottenuto le attenuanti generiche, l’applicazione del cumulo giuridico e lo sconto di un terzo della pena per il rito.
L’istanza di patteggiamento è stata presentata in dibattimento, contestualmente a una memoria scritta, dopo che il pm aveva chiesto a un maresciallo dei carabinieri atti di indagine integrativi, successivi al rinvio a giudizio. È la prima sentenza pronunciata dal Tribunale di Pordenone sulla tragedia di via Tiro a Segno. Resta in piedi la posizione del direttore di tiro, Ettore Mei, 63 anni. Anche lui risponde di concorso in omicidio colposo e lesioni. Ieri il suo legale - Arnaldo De Vito - e lo stesso pm erano disposti a discutere il processo. Rinunciando all’istruttoria. Ma il giudice ha preferito spogliarsi del fascicolo, in quanto aveva già avuto modo di leggere atti e memorie in esso contenute. Si torna in aula il 10 gennaio. Con un altro giudice. La difesa, che in questi tre anni si è sempre battuta per dimostrare l’estraneità di Mei, ha ottenuto l’acquisizione del fascicolo del pm. Significa che chiederà il giudizio del direttore di tiro senza istruttoria dibattimentale. Una scelta rafforzata da perizie favorevoli a Mei, secondo le quali non avrebbe avuto responsabilità nell’incendio, ma si sarebbe limitato a seguire i compiti che gli spettavano in qualità di direttore di tiro.
Intanto la prima sentenza sarà utilizzata in sede civile. La moglie di Grizzo e le altre vittime dell’incendio hanno instaurato una causa. Dopo tre anni non hanno ancora ottenuto un euro di risarcimento, come conferma l’avvocato Giancarlo Rizzieri. Il processo si terrà a Trieste. È stato citato il ministero della Difesa, a cui spettava il compito di rilasciare autorizzazioni e agibilità del Poligono. Chiamati in causa anche lo stesso generale Carrabba, l’Unione italiana Tiro a segno e l’associazione di Pordenone. Dopo un palleggiamento di responsabilità, le assicurazioni si sono costituite.

Venerdì 16 Dicembre 2011,
PORDENONE - (c.a.) «Il generale Antonio Carrabba era estraneo alle accuse. Ha chiesto il patteggiamento scegliendo la conversione della pena per mera responsabilità oggettiva di posizione, come presidente del Poligono». Gli avvocati Paolo Dell’Agnolo e Remo Anzovino sono soddisfatti del patteggiamento ottenuto. «Abbiamo ricostruito in modo alternativo la concatenazione di passaggi che hanno portato alla morte di Toffolo - spiegano - Carrabba pur di non stare dieci anni a processo ha accettato una pena pecuniaria che non andasse a toccare la sua onorabilità».
Indagini e processo sono state molto complesse. Perizie, controperizie e memorie difensive contestavano la ricostruzione della Procura. La difesa di Carrabba aveva scaricato le responsabilità sulla vittima, Fernando Toffolo, e sul direttore di tiro. Secondo loro, quel giorno sarebbe stata usata una pistola non consentiva. L’incendio si scatenò per la presenza di materiale incombusto, ma - secondo Dell’Agnolo e Anzovino - «non quello derivante dalla mancanza di pulizia del pavimento di sabbia, bensì quello prodotto da un’arma che lì non poteva sparare e che il direttore di tiro doveva vietare». Ricostruzione contestata dalla difesa di Ettore Mei, a sua volta rimasto gravemente ustionato nell’incendio.
altre notizie :
http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/12/16/news/esplosione-al-poligono-nessuno-paga-1.2859204

mercoledì 23 novembre 2011

PORDENONE : CHIESTO DI NUOVO IL PATTEGGIAMENTO

martedì 27 settembre 2011

23 settembre 2011


Iniziato il processo , nella sua parte dibattimentale , vengono ascoltati i primi testimoni , i presenti al momento dell'incidente .Le testimonianze concordano su alcuni punti salienti

1) nessuno ha mai ricevuto indicazioni su come comportarsi in caso di emergenza , ne prima ne durante l'incidente
2) il direttore di tiro , come si evince chiaramente anche dal video , stava sparando anzichè supervisionare all'attività di sparo
3)l'incendio è durato pochissimi secondi , 19/20 secondi dalla fiammella iniziale alle fiamme invalicabili.

venerdì 9 settembre 2011

meglio tardi che mai.....NO

3 morti , diversi feriti , tanto dolore che non se ne andrà mai , e solo adesso la federazione , rappresentata nella persona del ing Obrist , uno dei tanti "messi li" ad aggravare il bilancio statale si accorge che i poligoni devono essere bonificati quotidianamente. Ovviamente una circolare basta per avere la coscienza pulita e sentire di aver fatto il proprio dovere . Peccato che poi nessuno andrà a verificare se e come verrà messa in atto questa circolare. Fino ad ora la risposta è abbastanza facile....

Campionato Italiano Avancarica 2011-2012

martedì 19 luglio 2011

altri a giudizio

mercoledì 13 aprile 2011

«Voglio sequestrare un prete in Duomo»

Domenica mattina di follia di un sessantenne ex guardia giurata. Va al poligono. Sparisce con una pistola e 50 colpi. Poi in taxi si fa portare in centro
05 aprile 2011


Ha “rubato” una pistola e 50 pallottole al poligono di Biella da dove è riuscito ad allontanarsi,«per fare un gesto eclatante».

È cominciata così, la domenica di follia di Leonardo Sega, 60 anni, fino al 2007 guardia giurata, di fatto senza fissa dimora.

Nella sua mente lo scopo di quella pistola in tasca era quello di sequestrare un sacerdote nel Duomo di Biella mentre stava confessando per poi far fuoco su di se. Così ha poi raccontato ai carabinieri che lo hanno convinto a consegnare la pistola.

Tutto è cominciato verso le dieci di domenica quando l’ex guardia giurata si è presentata al Poligono di tiro di via Collocapra. Era un volto consociuto e comunque una persona di bella presenza con tutti i documenti all’apparenza in regola sebbene nel frattempo l’uomo abbia collezionato una serie incredibile di denunce per truffa.

Dopo aver pagato il dovuto Sega si è fatto consegnare la pistola calibro 7,65 e 50 proiettili poi si è diretto verso la linea di tiro. Copn la scusa di andare in bagno, Leonardo Sega è riuscito ad eludere qualsiasi controllo ed è uscito dal poligono dove lo attendeva un taxi che lui stesso aveva chiesto.

«Mi porti in Duomo» ha detto l’uomo al taxista che così ha fatto.
Intanto nella mente dell’ex guardia giurata stava prendendo corpo l’idea di un qualche gesto eclatante: rapire un sacerdote, forse per costringerlo ad una confessione. Ma quando ha oltrepassato le porte della cattedrale ha scoperto che c’erano molti fedeli.

A questo punto, qualcosa è scattato nella mente di Leonardo Sega che, uscito dalla Cattedrale ha composto il 112.

Nel frattempo era già scattato l’allarme dal poligono non appena i responsabili si sono accorti dell’assenza dell’uomo ma soprattutto che si era portato con sè la pistola e i 50 proiettili.

Per questo alcuni pattuglie del nucleo radiomobile stavano controllando il centro città, inoltre era già stata sentita la testimonianza del taxista il quale aveva indicato il luogo in cui aveva accompagnato il cliente.

Così quando Sega ha telefonato al 112 chiedendo di poter parlare con il maresciallo Migliaccio i militari sono riusciti ad individuare la cellula di chiamata del gestore di telefonia mobile e a far confluire gli equipaggi in zona: i giardini Zumaglini.

Con estrema prudenza, proprio in considerazione dell’ora e per la presenza di famiglie lungo i viali del giardino pubblico, i carabinieri si sono avvicinati all’uomo convicendolo dapprima a consegnare l’arma.

Nel farlo Leonardo Sega ha raccontato che era sua intenzione compiere un gesto eclatante per poi suicidarsi ma che prima avrebbe avuto intenzione di sequestrare un sacerdote del Duomo. «Ma quando sono entrato in chiesa e l’ho vista gremita di fedeli non me la sono sentita».

L’uomo ha quindi consegnato la pistola lasciandosi arrestare. L’uomo è accusato di furto aggravato e porto abusivo di armi e munizioni.

mercoledì 9 febbraio 2011

IN CHE MANI SIAMO?:"la pistola rubata al poligono di tiro"

ops..non sapevamo..., c'è ne siamo accorti tardi....sembrava tutto a posto...e nel frattempo un pazzo commette una strage....ecco come succedono le tragedie: facendo gestire degli arsenali a degli incapaci che a pensano solo ad intascare le quote....

ecco l'articolo:
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la pistola rubata al poligono di tiro

«Ha scambiato la Beretta con un giocattolo»
I responsabili del centro rischiano l'accusa di omesso controllo

Marcello Pistone

Marcello Pistone

Ha pianificato la strage nei minimi dettagli Marcello Pistone. Per portare a termine il suo folle piano aveva bisogno di una pistola ed è andato a prenderla dove ce n’è in abbondanza. La vecchia Beretta calibro 7.65 usata per sterminare la sua famiglia l’ha rubata domenica con disarmante facilità al poligono di tiro, beffando controlli e regolamenti.

Erano le undici e mezza, un’ora prima della strage. Un piano studiato a fondo e partito da lontano. Il 28 gennaio il 48enne palermitano si è presentato in via Agucchi e ha compilato i moduli per l’iscrizione (dichiarando il falso, cioè di non avere precedenti penali). Sparava e scriveva Pistone. Chiuso nel monolocale dove viveva preparava l’ultimo atto prima dell’uscita di scena, un testamento di tre pagine cariche d’odio. Nel frattempo faceva le prove generali al poligono.

Ai primi di febbraio è andato di nuovo a sparare. Poi domenica, finita la sessione di tiro ha sostituito la Beretta affittata al poligono con una scacciacani, l’ha riposta nella valigetta e dopo averla riconsegnata è uscito con l’arma e almeno otto proiettili in tasca. Nessuno si è accorto di niente fino a lunedì, quando il nome di Pistone era sui giornali. A quel punto la direzione del poligono ha chiamato la polizia e denunciato il furto alla squadra mobile.

La vicenda apre un capitolo delicato che rischia di procurare guai ai responsabili del poligono che potrebbero finire indagati per l’omessa custodia dell’arma. Sorprende infatti la facilità con cui Pistone, che aveva alle spalle precedenti penali, ha potuto procurarsi la pistola. Del resto per iscriversi al poligono basta un’autocertificazione, un regolamento che ha mostrato limiti oggettivi: «Sicuramente c’è stata una falla, una leggerezza. Una cosa del genere non era mai capitata, ora dovremo rivedere le procedure — dice Maurizio Calzolari, presidente del poligono — Si era iscritto da noi a fine gennaio dopo aver portato un certificato medico e firmato un’autocertificazione in cui escludeva di avere precedenti penali. Di solito chiediamo l’originale dei carichi pendenti solo in casi eccezionali. Sono le regole della federazione, non le stabiliamo noi». Dopo l’iscrizione Pistone ha frequentato un corso per principianti: «Ha fatto due lezioni, come previsto per chi non ha svolto il servizio militare. Domenica è venuto di nuovo — dice Calzolai —. La procedura prevede un doppio controllo. Alla fine della sessione il direttore di tiro verifica che la pistola sia scarica e che venga riposta nella custodia per la consegna alle segretarie che controllano ancora. Sembrava tutto a posto, nessuno si è accorto di niente, forse ha fatto lo scambio tra i due controlli. Lunedì dopo aver letto i giornali il direttore di tiro si è ricordato lui, abbiamo verificato e nella custodia c’era una pistola giocattolo».

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giovedì 21 ottobre 2010

Soldi facili ....


Noi lo sapevamo da sempre , le voci e le ammissioni c'erano state , ora la conferma c'è ed è scritta nero su bianco ( o pixel su pixel come usa ora) . Se sei un presidente di sezione , un direttore di tiro o un guardiano e capita che ti muoia qualcuno nel tuo poligono non ti preoccupare , non ti serve nemmeno l'assicurazione rc perché tanto a pagare ci penserà indirettamente pantalone. A voler tirare la corda si può dire che a pagare è la o le vittime stesse , con le tasse che dal coni finiscono nelle casse uits e poi in quelle dei poligoni ad essa affiliati....
Ecco che a prescindere dall'esito del procedimento penale , che comunque nel caso di omicidio colposo raramente causa problemi agli imputati che dopo 3 gradi di giudizio e decine di anni vedono quasi sempre mitigate se non prescritte le già lievi condanne (se ci saranno!) nemmeno nel portafoglio va ad incidere un incidente avvenuto sotto la propria responsabilità , basta che il consiglio direttivo , che nel caso specifico coincide quasi del tutto con gli imputati faccia approvare in una assemblea compiacente che tutte le spese legali le pagherà la sezione ed il gioco è fatto....
Cari presidenti e consiglieri fate una cosa ...mettetelo negli statuti ....cosi nemmeno l'assemblea avrete da convocare al prossimo incidente....

sabato 24 luglio 2010

2 anni senza risposte


due anni , due anni con un vuoto dentro che non si riempie mai , le paure di restare soli senza niente da fare , perché l'assenza di occupazioni ti porta a pensare a quanto poco sarebbe bastato perché tutto questo non sarebbe mai successo e lui sarebbe ancora qui a giocare con mio figlio.
Due anni di dolore a cui si somma e fa da cassa di risonanza il silenzio di tutti ,l'assenza di risposte anche da chi l'ha visto morire , da chi ci ha scambiato due parole prima che l'incidente si verificasse. Tutti in trincea a difendersi e ad evitare ogni responsabilità dimenticando che in molti , in troppi , avrebbero potuto evitare questo e gli altri incidenti che prima e , purtroppo dopo , si sono verificati in questi poligoni maledetti

martedì 27 aprile 2010

Processo rinviato

giovedì 1 aprile 2010

Poligoni e sicurezza

E caro il mio anonimo vedi che bisogna stare sempre attenti a quello che si dice...Cosa dicevi delle questure?Ah si che abusano , tramite funzionari incompetenti di chi pensa ad addestrare quelli che pensano alla nostra sicurezza? Eh beh mio caro Anonimo tiratore sportivo forse hai ragione ...però sai quando si sa con chi si ha a che fare forse è meglio "abusare" di controlli che lasciar perdere perché mi pare che oltre che addestrare i buoni queste sezioni di tiro a segno sono del tutto inadeguate sia nelle strutture e gestite in maniera quanto meno approssimativa forniscano pure le armi a quelli che tanto "buoni" non sono....O quando scrivevi la tue letterina anonima non sapevi che non è la prima volta che succedeva quello che è successo alcuni giorni fa al TSN di Candela ?

Mah....secondo me le forze dell'ordine , che per fortuna ci hanno messo una pezza speriamo definitiva farebbero bene ad "abusare" di più visto che queste sezioni sono dei colabrodi da tutti i punti di vista...


Spero vivamente che tutti , ripeto tutti , si attivino per far si che vengano verificate in ogni impianto le effettive sicurezze che queste armerie possono offrire anche nell'interesse di chi ci lascia la o le proprie armi in deposito.


Recuperate 11 pistole e 22mila cartucce
rubate in un poligono e destinate ai clan

Erano destinate ai clan armi e munizioni recuperate dalla polizia: 11 pistole (di vari calibri e una ad aria compressa) e oltre 22.000 cartucce rubate in un poligono di tiro privato a Candela

Erano destinate, secondo la polizia, alla criminalità barese armi e munizioni recuperate in un'operazione dagli agenti della I sezione criminalità organizzata della squadra Mobile di Bari: armi e munizioni - 11 pistole (di vari calibri e una ad aria compressa) e oltre 22.000 cartucce - erano state in gran parte rubate, tre giorni fa, nella sede di un poligono di tiro privato a Candela, nel subappennino dauno.

Pistole e cartucce sono state recuperate dagli agenti su una vettura fermata per controlli nell'ambito di una operazione preordinata: a bordo c'erano tre persone, che sono state arrestate. La vettura è risultata rubata a Sannicandro (Bari) il 4 febbraio scorso. Le persone arrestate sono Giacomo Masellis, di 33 anni, con piccoli precedenti penali per droga, Pasquale Masellis, di 31, e Francesco Calamorea, di 21, tutti di Bitonto (Bari). Sono accusati di ricettazione e di porto e detenzione di armi comuni da sparo (una clandestina perchè priva del numero di matricola) e munizionamento.

L'operazione della polizia si è conclusa a Santo Spirito, località costiera a nord di Bari. I tre giovani erano controllati da qualche tempo nell'ambito di indagini sulla criminalità. Al momento dell'arresto hanno tentato la fuga a piedi, ma sono stati subito bloccati. Gli investigatori ritengono che stessero andando a consegnare o a nascondere le armi e le munizioni destinate a clan baresi. Non è certo che siano stati loro gli autori del furto al poligono.

"Anche a seguito di fatti di sangue - ha spiegato il dirigente della squadra Mobile di Bari, Fausto Lamparelli parlando con i giornalisti - abbiamo intensificato le attività investigative su gruppi della criminalità organizzata di Bari e su chi li rifornisce. Avevamo posto l'attenzione sui tre giovani da qualche giorno. Erano in possesso di armi che dovevano piazzare ai clan cittadini. Quello compiuto è un sequestro molto importante perché toglie la disponibilità di un vero e proprio arsenale alla criminalità barese".