giovedì 27 novembre 2008

STAMPA:PORDENONE

ANCHE A PORDENONE IN DUBBIO L'AGIBILITA DEL POLIGONO.....


Scoppio e fiamme in via Tiro a Segno: a giorni sarà celebrato l’incidente probatorio per cercare di ricostruire l’accaduto
Rogo nel poligono, agibilità sotto tiro
Gli inquirenti stanno lavorando sul fronte delle autorizzazioni. Scelto il perito
(Ro) Proseguono a tamburo battente le indagini dei carabinieri per ricostruire le cause dello scoppio e del successivo devastante incendio, accaduto l'1 novembre nella piazzola di tiro della pistola da 15 metri, posta all'interno del Poligono di via Tiro a segno a Pordenone. Nel frattempo restano gravi, ma stabili, le condizioni dei feriti, ancora ricoverati nei centri grandi ustionati di Milano, Parma, Verona e Padova, con prognosi riservati. Resta alto il rischio setticemia per Ettore Mei, Daniele Moras, Liano Grizzo e Fernando Toffolo, che ha fatto registrare dei miglioramenti. Il decorso clinico, anche se molto complesso, sta proseguendo positivamente. Il giudice delle indagini preliminari ha fissato la data dell'incidente probatorio durante il quale verrà affidato l'incarico all'balistica che dovrà ricostruire quanto accaduto nel poligono prima e dopo la fiammata, che ha ridotto in fin di vita i tre soci e il direttore di tiro. Non solo. All'udienza, come procuratori speciali, assisteranno anche rappresentanti dei feriti. Per Ettore Mei, ferito nonché iscritto sul registro degli indagati insieme al presidente del poligono Antonio Carrabba (incendio colposo e lesioni gravi le ipotesi d'accusa) quale procuratrice speciale, ci saranno la figlia e l'avvocato Arnaldo De Vito. Gli inquirenti hanno caldeggiato la nomina del generale Romano Schiavi, di Brescia, uno degli esperti di balistica più noti in Italia, che è stato scelto dal giudice. Nel frattempo sta prendendo sempre più forza l'ipotesi che l'incendio, innescato dalla fiammata di uno sparo, abbia trovato linfa vitale nelle polveri che si erano accumulate sulle spugne dei pannelli ignifughi e fonoassorbenti. Per tale motivo l'indagine si sarebbe concentrata su un'autorizzazione richiesta dalla legge che è definita agibilità al tiro.

STAMPA:PORDENONE

ANCHE A BORDENONE IN DUBBIO L'AGIBILITA DEL POLIGONO.....


Scoppio e fiamme in via Tiro a Segno: a giorni sarà celebrato l’incidente probatorio per cercare di ricostruire l’accaduto
Rogo nel poligono, agibilità sotto tiro
Gli inquirenti stanno lavorando sul fronte delle autorizzazioni. Scelto il perito
(Ro) Proseguono a tamburo battente le indagini dei carabinieri per ricostruire le cause dello scoppio e del successivo devastante incendio, accaduto l'1 novembre nella piazzola di tiro della pistola da 15 metri, posta all'interno del Poligono di via Tiro a segno a Pordenone. Nel frattempo restano gravi, ma stabili, le condizioni dei feriti, ancora ricoverati nei centri grandi ustionati di Milano, Parma, Verona e Padova, con prognosi riservati. Resta alto il rischio setticemia per Ettore Mei, Daniele Moras, Liano Grizzo e Fernando Toffolo, che ha fatto registrare dei miglioramenti. Il decorso clinico, anche se molto complesso, sta proseguendo positivamente. Il giudice delle indagini preliminari ha fissato la data dell'incidente probatorio durante il quale verrà affidato l'incarico all'balistica che dovrà ricostruire quanto accaduto nel poligono prima e dopo la fiammata, che ha ridotto in fin di vita i tre soci e il direttore di tiro. Non solo. All'udienza, come procuratori speciali, assisteranno anche rappresentanti dei feriti. Per Ettore Mei, ferito nonché iscritto sul registro degli indagati insieme al presidente del poligono Antonio Carrabba (incendio colposo e lesioni gravi le ipotesi d'accusa) quale procuratrice speciale, ci saranno la figlia e l'avvocato Arnaldo De Vito. Gli inquirenti hanno caldeggiato la nomina del generale Romano Schiavi, di Brescia, uno degli esperti di balistica più noti in Italia, che è stato scelto dal giudice. Nel frattempo sta prendendo sempre più forza l'ipotesi che l'incendio, innescato dalla fiammata di uno sparo, abbia trovato linfa vitale nelle polveri che si erano accumulate sulle spugne dei pannelli ignifughi e fonoassorbenti. Per tale motivo l'indagine si sarebbe concentrata su un'autorizzazione richiesta dalla legge che è definita agibilità al tiro.

mercoledì 26 novembre 2008

STAMPA , sicurezza dei poligoni

Nei giorni successivi all'incidente in cui perse la vita mio padre in molti si sono subito preoccupati di rilasciare interviste sulla sicurezza assoluta dei TSN e dei poligoni in generale , uno fra tutti il sig.FRANCO GRANAI dell'UITS toscana che ebbe da dire che "l'attenzione è massima in tutti i circoli...."

bastanon poche ricerche su internet per capire che di attenzione ne viene prestata ben poca ,prima dell'incidente ed anche dopo , come il triste episodio di pordenone conferma.

Pubblico un elenco di articoli relativi ad episodi analoghi....e non sono pochi :

fuoco e morte nel poligono
il carabiniere, Giuseppe Manco 25 anni, e' morto soffocato dal fumo ; intossicati 10 commilitoni. sconosciute le cause dello scoppio che ha provocato l' incendio

Tragedia alla caserma Montebello per un improvviso incendio durante le esercitazioni di tiro Fuoco e morte nel poligono Carabiniere soffocato dal fumo, intossicati dieci commilitoni

Tragedia ieri mattina nella caserma dei carabinieri "Montebello" in via Vincenzo Monti: un militare e' morto e una decina di suoi commilitoni sono rimasti lievemente intossicati a causa di un incendio scoppiato nel poligono di tiro. La vittima e' il carabiniere scelto Giuseppe Manco, 25 anni, originario di Gallipoli (Lecce). Scapolo, dal novembre del 1990 prestava servizio al nucleo Radiomobile di Lodi. Rimasto intrappolato nel tunnel, e' morto soffocato. Gli altri militari, che avevano respirato il fumo dell' incendio nel tentativo di portare aiuto al loro commilitone, sono stati ricoverati in alcuni ospedali cittadini. Le loro condizioni non destano preoccupazioni. In mattinata sono stati visitati dal comandante generale dell' Arma, Luigi Federici. Il bilancio dell' incidente sarebbe stato molto piu' pesante se fossero esplose le cassette di munizioni. Per fare luce sul grave episodio il ministro dell' Interno, Roberto Maroni . che si trovava a Milano per un incontro con i vigili del fuoco, e che si e' subito recato alla caserma "Montebello" assieme al prefetto Giacomo Rossano, al direttore generale della Protezione civile, Elveno Pastorelli, e al vice questore vicario, Eugenio De Feo . ha disposto la costituzione di due commissioni d' inchiesta. Una, composta da artificieri dell' Esercito e tecnici dei vigili del fuoco, dovra' accertare sia le cause dello scoppio che ha preceduto l' incendio, sia i motivi che hanno consentito alle fiamme di propagarsi cosi' rapidamente in un ambiente che dovrebbe essere a prova d' incendio; l' altra, affidata al prefetto Pastorelli, dovra' esaminare i criteri di sicurezza di tutti i poligoni di tiro esistenti in Italia. La "Montebello", oltre a essere sede di alcuni comandi dell' Arma e del nucleo Radiomobile, dispone del piu' grande poligono di tiro della regione, ricavato all' interno di un ampio capannone costruito quasi di fronte al portone d' ingresso della caserma. Ogni mattina, dal lunedi' al sabato, militari dei vari comandi della Lombardia vi si esercitano con le armi. Ieri era il turno del gruppo di Lodi e una sessantina di militari, tra cui lo sventurato Giuseppe Manco che svolgeva l' incarico di autista del comandante della Radiomobile, tenente Giuseppe Donnarumma, anch' egli rimasto intossicato nell' opera di soccorso, si sono quindi preparati a sparare. Per primo, nel settore delle linee di tiro, e' entrato proprio Giuseppe Manco che aveva il compito di predisporre il materiale per l' esercitazione. A un tratto c' e' stata l' esplosione cui ha subito fatto seguito l' incendio. Cosa l' abbia provocata ancora non e' certo. Sembra che l' ambiente, dopo l' esercitazione di sabato scorso, fosse rimasto saturo di gas (prodotti da migliaia di colpi di pistola) contenenti pulviscolo di piombo, antimonio e bario (assieme formano una miscela altamente infiammabile), non eliminati . per cattivo funzionamento oppure perche' nessuno aveva pensato di azionarlo . dall' impianto di aspirazione. Una scintilla, la fiamma di un accendino possono avere provocato la deflagazione. Le fiamme hanno subito trovato facile esca nel rivestimento delle pareti, in parte di legno ricoperto di materiale spugnoso insonorizzante. Giuseppe Manco, spaventato dall' incendio, deve avere tentato di scappare spingendo il maniglione antipanico reso pero' rovente dal calore. Lo dimostrerebbe la sua mano destra fortemente ustionata. Poi il terrore deve avere preso il sopravvento e il carabiniere, per allontanarsi dal punto dell' incendio, si e' rifugiato in fondo al tunnel di tiro, dove ci sono le sagome, nella speranza di essere soccorso in tempo. Si e' invece infilato in una trappola resa mortale dal fumo che ha invaso l' intero poligono. Il giovane non ha avuto scampo. Richiamati dallo scoppio e dal fumo, sono accorsi gli altri carabinieri che hanno tentato di spegnere le fiamme con gli estintori. Una decina di militari sono cosi' rimasti lievemente intossicati. Tra questi l' ufficiale medico della "Montebello", il sottotenente Francesco Benedetti. L' incendio e' stato poi domato dai vigili del fuoco. Purtroppo per Giuseppe Manco non c' era piu' nulla da fare.

Ambrosini Gianfranco

Pagina 29
(2 agosto 1994) - Corriere della Sera

POLIGONO: ROGO CALCETI, DUE AVVISI DI GARANZIA PER OMICIDIO COLPOSO

Dopo la morte dell'armiere indagati per omicidio colposo il socio che stava sparando e l'addetto ai controlli. Ma non si esclude il corto circuito

Prato, 24 agosto 2006 - Dopo la morte di Edo Carlesi, responsabile dell’armeria del poligono di Galceti — deceduto una settimana fa all’ospedale Gaslini di Genova dopo un mese e mezzo di agonia — l’inchiesta della magistratura sull’incendio che lo scorso 4 luglio distrusse il tirassegno pratese non si basa più sui reati di lesioni e danneggiamento, ma su quello, più grave, di omicidio colposo . Due sarebbero al momento gli indagati per la tragedia. Si tratta dell’unico tesserato — una guardia giurata — che si stava esercitando al tiro con la pistola in quel momento. L’uomo si è già rivolto al suo legale di fiducia. Proprio dalla sua arma sarebbe partito il bossolo incandescente che alcuni testimoni avrebbe indicato come origine delle fiamme. Ma prende corpo anche una seconda ipotesi: corto circuito ad uno dei motori che trasportano i bersagli. L’altro avviso di garanzia avrebbe raggiunto l’adetto alla sorveglianza del poligono per l’eventuale omesso controllo della struttura. La verità sulla dinamica del rogo è contenuta nella relazione dei tecnici dei vigili del fuoco, già depositata in procura. Il punto di innesco dell’incendio è stato individuato con certezza lungo la linea di tiro dei 25 metri. Il pm responsabile dell’inchiesta ha richiesto l’acquisizione delle cartelle cliniche di Carlesi, stroncato dalle conseguenze delle ustioni e dell’inalazione dei vapori incandescenti. E rimane da spiegare, secondo gli inquirenti, la presenza di pannelli in legno all’interno del poligono. Manfredo Candia, presidente della sezione pratese del «Tirassegno nazionale» da otto anni, spiega: «Avevamo una regolare autorizzazione per tutti i reparti del poligono. Le linee di tiro erano state tutte omologate e controllate con periodicità dal Genio militare, incaricato dal ministero della Difesa. Il tirassegno ha più di 5mila tesserati ed esiste da 1883. E’ la prima volta che si verifica un incendio. Sono certo che siano state rispettate tutte le misure di sicurezza, ma credo sia doveroso che l’inchiesta della magistratura faccia il suo corso e chiarisca i fatti. Inizieremo la ricostruzione non appena verranno tolti i sigilli giudiziari».

fonte: Quotidiano.net

lunedì 24 novembre 2008

DATABASE INCIDENTI nei POLIGONI

Sto cercando di realizzare un database con gli incidenti avvenuti nei poligoni di tiro. Chi fosse a conoscenza di incidenti ( incendi , pallottole vaganti o che rimbalzano pericolosamente) e comportamenti irresponsabili da parte dei gestori o frequentatori può farlo inviandomi una mail (anche anonima) e poi ,se necessario , provvederò io a fare le ricerche necessarie per validare la denuncia.


POLIGONI DISASTRATI:CALTANISSETTA

Pubblico un articolo relativo alla situazione disastrata di un poligono del TSN di Caltanissetta. Non posso esimermi dal pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nella gestione di questi poligoni e nella catena di controllo che dovrebbe assicurare la sicurezza di questi ambienti. In ogni sito dedicato al tiro sportivo si legge di propaganda per incentivare i giovani a praticare questo sport. Io mi chiedo se i dirigenti e i rappresentanti delle federazioni nazionali manderebbero i loro figli in poligoni come quello di Caltanissetta , Prato , Lastra a Signa ,Pordenone o Pistoia.

ANCHE IL SINDACATO DI POLIZIA UILPS COMMENTA QUESTO STATO:LINK


Agrigento, la Polizia costretta ad allenarsi in un poligono di tiro fatiscente.

ECCO LE IMMAGINI CHE RAFFIGURANO L'ASSURDA VICENDA, DAL SAPORE TUTTO ITALIANO, DEL T.S.N. DI CALTANISSETTA . ED E' PROPRIO IN QUESTI LOCALI FATISCENTI CHE I RESPONSABILI DELLA QUESTURA DI AGRIGENTO E DI CALTANISSETTA CONCORDEMENTE INVIAVANO I PROPRI UOMINI AD ADDESTRARSI AL TIRO.

UN POLIGONO DA TIRO DA TERZO MONDO MOLTO PIU' SIMILE AD UNA DISCARICA.

SONO TRASCORSI POCHI GIORNI DA QUEL 1° DI NOVEMBRE 2008 CHE VIDE ESPOLODERE A PORDENONE UN POLIGONO DI TIRO A CAUSA DEGLI AMBIENTI SATURI DA GAS (DA SPARO). MA TALI EPISODI SEMBRANO NON SORTIRE ALCUN EFFETTO NEI CONFRONTI DI CHI ADDDIRITTURA E' PROPOSTO AL CONTROLLO PER UNA PIU' COMPLESSIVA PREVENZIONE.

E' ASSURDO CHE L'AUTORITA' PREPOSTA AL CONTROLLO TOLLERI TALI AMBIENTI E ADDIRITTURA SI CONVENZIONI. INTERVENENDO SOLO DOPO LA SEGNALAZIONE DELLA UILPS CON L'ADOZIONE DI UN PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE URGENTE A FIRMA DEL QUESTORE DI AGRIGENTO.

LA NOSTRA PERPLESSITA' E' ANCORA MAGGIORE SE PENSIAMO CHE ALLA DIREZIONE DEI TIRI SONO PREPOSTI DEI FUNZIONARI CHE, MALGRADO UNA SITUAZIONE DI EVIDENTE PERICOLO PER IL PERSONALE, NON HANNO RITENUTO OPPORTUNO INTERVENIRE NEL MERITO.

NOI ABBIAMO RITENUTO INDISPENSABILE INTERVENIRE EVITANDO TRAGICI EPILOGHI.

CI AUGURIAMO CHE ALMENO QUESTA VOLTA IL NOSTRO CAPO DELLA POLIZIA INTERVENGA STIGMATIZZANDO SIMILI COMPORTAMENTI GESTIONALI.


giovedì 13 novembre 2008

STAMPA

La Nazione del
13/11/08

SEMPRE LE STESSE CAUSE

'Esclusa la fuga di gas, la deflagrazione e l’incendio sarebbero conseguenza della presenza di troppe polveri residuo degli spari'

Poligono, indagine sugli impianti

Dopo lo scoppio tecnici di vigili e Carabinieri verificano le strutture di aerazione

link

sabato 8 novembre 2008

SFOGHI....


Apprendo su un forum specialistico che il presidente della UTIS (che è l'ente che dovrebbe , e che doveva , garantire la sicurezza del poligono di tiro) ha mandato una comunicazione dove esprime solidarieta e offre aiuto alle vittime del rogo di Pordenone .
Come ho segnalato nel forum non posso non pensare al fatto che a noi non è mai arrivato nessun messaggio ne di cordoglio ne di solidarietà . Quello che ci rimane dopo l'incidente è tanta solitudine e senso di abbandono da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e garantire la sicurezza di quel posto.
Qui la copia della comunicazione....

giovedì 6 novembre 2008

STAMPA

Pubblico qui un articolo apparso su una rivista di caccia che ricorda chi era mio padre.


mercoledì 5 novembre 2008

Articolo GAZZETTINO di PORDENONE

LA TESTIMONIANZA
«Pistoia come Pordenone, così mio padre ha perso la vita»

Era il 24 luglio, poco più di tre mesi fa. Nel poligono di Pistoia Riccardo Tarlati, 60 anni, appassionato cacciatore e fotografo professionista, stava provando la sua carabina. Tarava il cannocchiale in vista della caccia di selezione autorizzata e necessaria per abbattere alcuni ungulati. Quello che è successo poi è stato simile a quando accaduto l'altro giorno in via Tiro a Segno a Pordenone con un epilogo, però, ancora più tragico. Prima una piccola esplosione, poi la grande fiammata che in un attimo ha avvolto la sala concentrandosi in particolare sulle cabine che isolano i tiratori e sui pannelli fonoassorbenti. Nelle pedane di tiro c'erano alcune persone che sono riuscite ad uscire, compreso il direttore che stava sorvegliando l'attività. Qualcuno ha cercato di utilizzare l'estintore, ma ha desistito quasi subito. Tarlati, invece, è rimastointrappolatotra le fiamme. Ha cercato riparo in fondo alla sala avvicinandosi ad una finestrella. È riuscito a gettare all'aperto la carabina che nel frattempo aveva recuperato, ma subito dopo, intossicato dal fumo, si è accasciato a terra ed è stato raggiunto dal fuoco. Immagini terrificanti che sono state riprese dalla telecamere interna installata per ragioni di sicurezza. Anche in quella occasione, come è accaduto a Pordenone, l'incendio è quasi certamente da imputare a una scintilla che ha incendiato le polveri residue che avevanoavvolto la sala. A differenza della Procura di Pordenone quella di Pistoia ha indagato quattro persone: il presidente del poligono, il custode che aveva in carico le pulizie della struttura, un tiratore che era presente e che con l'ultimo sparo avrebbe innescato inconsapevolmente il fuoco e il direttore di tiro che era in sala. Non è tutto. Nelle settimane scorse la magistratura pistoiese ha affidato la perizia ad un tecnico, Paride Minervini, uno dei massimi esperti italiani nel settore balistico e di esplosivi. Sua la consulenza sulla morte dei Nicola Calipari e impegnato anche, come consulente di parte, per il tragico caso del tifoso laziale Gabriele Sandri ucciso da un colpo di pistola nella piazzola autostradale di Arezzo. «Stiamo aspettando l'esito della perizia - ha spiegato ieri Andrea Tarlati, figlio dell'uomo - e quindi sulla vicenda strettamente legata all'inchiesta preferirei non parlare. Quello che mi sento di dire, invece, è che fatti del genere non sono episodici, anzi, capitano molto più spesso di quanto si possa immaginare. Tre anni fa a Prato è accaduta la stessa cosa e mi pare di ricordare che anche a Firenze è avvenuto un fatto simile. Se non sbaglio anche in Friuli Venezia Giulia è già accaduto. A Gorizia. Sono vicino ai feriti dell'incendio di Pordenone, così come sono solidale con i loro familiari e con il dolore che stanno provando. Io ne so qualcosa. Mio padre è morto». Uno dei quesiti che la procura di Pistoia ha chiesto di esplicitare al perito è legato alla pulizia dellepolveri che si depositano a terra e in tutti i pannelli che rivestono la sala tiro. Su questo fronte si è appreso che esiste una direttiva del Genio Militare, non vincolante, ma che indica la tecnica per togliere i residui di polvere. L'intera sala dovrebbe essere pulita ogni mattina prima dell'apertura e ogni sera prima della chiusura. Ogni 15 giorni labonifica dovrebbe avvenire con una impresa specializzata. A Pistoia usavano una idropulitrice, in altri poligoni un particolare aspirapolvere. Come veniva pulita la sala tiro di Pordenone sarà senza dubbio uno dei punti nodali dell'inchiesta.

Loris Del Frate

domenica 2 novembre 2008

INCIDENTE DI PORDENONE

http://messaggeroveneto.repubblica.it/dettaglio/Scoppio-al-poligono:-4-feriti-a-Pordenone/1538270?edizione=Gorizia

Stavano sparando in un piano interrato

Scoppio al poligono:


4 feriti a Pordenone


di Mamuela Boschian

PORDENONE.
Quattro persone ustionate, delle quali una in maniera grave: è il bilancio dell’esplosione e del conseguente incendio verificatisi nel pomeriggio di ieri al Tiro a segno di Pordenone, posto in Comina alla fine dell’omonima strada chiusa. I feriti sono il direttore di tiro Ettore Mei, 60 anni, di Pordenone; Liano Grizzo, 45 anni, di Montereale Valcellina; Daniele Moras, 39 anni, di Sacile; Fernando Toffolo, 50 anni, di Fontanafredda.

Il più grave è quest’ultimo, portato in prima battuta, così come gli altri, all’ospedale di Pordenone e successivamente trasferito all’ospedale Borgo Trento di Verona. Disposto in serata anche il trasferimento degli altri tre pazienti tra i nosocomi di Parma e Padova.

Secondo i primi accertamenti dei vigili del fuoco, le cause dell’e splosione sono da considerarsi accidentali, ma come e perché sia potuto succedere, al momento non è affatto chiaro. Di certo si sa che tutto era filato liscio sino alle 17 di ieri.

Da dire che il Tiro a segno - che da una parte chiude l’omonima via e dall’altra si affaccia su vial d’Aviano - è composto da due fabbricati in muratura paralleli tra loro. Il più vicino alla strada ospita gli uffici e l’alloggio della custode, mentre in quello più arretrato trovano spazio i poligoni e i servizi igienici. Al pianterreno si esercitano appassionati e atleti che utilizzano fucili e pistole ad aria compressa, mentre nell’i nterrato c’è l’area riservata alle armi da fuoco di grosso calibro. Ed è stato proprio in quel locale, ampio circa 150 metri quadrati, che si è verificato il gravissimo episodio.

In pratica, per capirci, si tratta di uno stanzone suddiviso in sei corridoi lunghi 15 metri, all’inizio di ognuno dei quali si trovano le cabine per la linea di tiro. In quel momento, delle sei cabine - una viene solitamente lasciata libera per consentire di raggiungere i tabelloni - ne erano occupate quattro. Tutto è filato via tranquillo, sino a che al piano superiore, dove un’istruttrice stava allenando tre ragazzini, si è sentito un gran botto.

Ma non è stato quello, a far schizzare fuori le persone, bensì le grida che ne sono immediatamente seguite e la nuvola di fumo nero che si è subito levata. Non ci sono stati né boati, nè vetri in frantumi, né fiamme visibili dall’esterno, ma il risultato è stato ugualmente devastante.

Tre dei quattro tiratori sono riusciti a guadagnare l’uscita da soli, immediatamente aiutati da alcuni soci a liberarsi da cartuccere e abiti bruciati. Il quarto, ovvero Fernando Toffolo, è stato raggiunto e portato fuori dai vigili del fuoco, muniti di autoprotettori e attesi sullo spiazzo dai sanitari del 118.

Dopo di che, nel buio cortile illuminato dalle fotoelettriche dei pompieri, si è radunata una folla. Cessato l’andirivieni delle ambulanze, sono cominciati gli accertamenti da parte di vigili del fuoco e carabinieri, impegnati, questi ultimi, anche a tenere a distanza soci del Tiro a segno e residenti chiamati fuori da fumo, sirene e lampeggianti. Sul momento, ignorando la causa dello scoppio e dell’incendio, si temeva, infatti, che potesse accadere qualcos’altro.

Ma il peggio, purtroppo, era già successo: quattro persone le cui ustioni hanno indotto i sanitari pordenonesi, già nel tardo pomeriggio di ieri, a disporne il trasferimento nei Centri specializzati di Verona, Padova e Parma. Mentre Fernando Toffolo è stato portato al Centro ustioni di Parma, Liano Grizzo è stato trasferito in quello di Verona Borgo Trento, Daniele Moras al “ Niguarda” di Milano ed Ettore Mei al Centro ustioni di Padova.

sabato 1 novembre 2008

STAMPA

Si scava tra le macerie

Pordenone, esplosione al poligono
di tiro: almeno cinque feriti

Soccorsi già arrivati sul luogo. Le persone ricoverate in ospedale sono in gravi condizioni

PORDENONE - Una violenta esplosione è stata sentita provenire, intorno alle 17, da un poligono di tiro situato nella zona Nord di Pordenone. Cinque persone - a quanto si è appreso - sono rimaste ferite gravemente e sono state ricoverate all'ospedale di Pordenone. Si teme che vi siano anche delle vittime sotto le macerie. Sul posto stanno operando i Vigili del fuoco, insieme a Carabinieri, Polizia e sanitari del 118.


01 novembre 2008

http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_01/pordenone_esplosione_poligono_feriti_3811f2f8-a839-11dd-8f5c-00144f02aabc.shtml

INUTILE....

Inutile la morte di mio padre come è inutile scrivere di queste cose.
2 anni fa un morto e due feriti al poligono di Prato , poco prima un altro incendio in un altro poligono toscano.Il 24 luglio a Pistoia c'è scappato il morto come scrive in un articolo EDOARDO MORI (http://www.earmi.it/varie/espresso.htm) pubblicato su una rivista specialistica.Oggi 5 feriti a Pordenone in un incidente di cui so poco ma mi basta per capire che è inutile sperare che con questo sistema cambino le cose. Si continua a morire nei poligoni di tiro senza che nessuno ci metta una pezza...